giovedì, marzo 08, 2007

TUTTI I MOSTRI DI TARANTINO
Autopsia, Babysitter focosa, Ercole cinese, La lupa mannara. Il peggio del peggio che potete trovare in una videoteca. Poesia, però, per uno strano personaggio che sorseggia sake caldo in un ristorante tailandese di Los Angeles. Quentin Tarantino si è abbeverato spesso dalla cinematografia trash, quando frequentava, con l’ostinazione degli adolescenti, le peggiori sale dei pericolosi sobborghi losangelini. “Molti bimbi amano Disneyland – scrive il Los Angeles Times – ma per il piccolo Quentin il posto più bello della terra era uno scalcagnato cinema della città, dove poteva sedersi nell’oscurità e guardare sanguinari samurai, pericolosi magnaccia e spose cadavere”. Il giornale racconta che, dopo questi tour giovanili alla ricerca del matinee economico, il regista conosce la metropoli non come il palmo di una mano, ma, vista l’eccezionalità del personaggio, come il palmo di una mano amputata. Tarantino ama i moncherini, ma stavolta, con un’operazione nostalgia, ripropone le pellicole della sua adolescenza. Comincia oggi il Grindhouse Film Festival, con un menù ricco di arti marziali, improbabili alieni e film horror italiani. Un terzo delle pellicole presentate al festival sono state girate proprio nella città degli angeli. “Sono una sorta di lezione di storia” dice il Nanni Moretti californiano, amante dei film che vanno dalla serie B alla Z. Rendere diventare arte ciò che molti considerano spazzatura, questa la filosofia dell’autore di Kill Bill. “Non ho nessun timore a dirlo – precisa il regista – scrivo quel che so, o meglio, la mia versione di quel che so. Il mio talento? Raccontare le cose come vengono davvero dette e vissute dalle persone. Il mio unico vincolo? I personaggi, che vengono da dove ho vissuto”. Le otto settimane di festival e i sessanta film in vetrina – tutti a prezzo popolare – saranno l’occasione per presentare l’ultima fatica del regista di Pulp fiction e delle Iene, che sta lavorando a Death Proof – per ora si sa solo che ci saranno macchine potenti e tanti cazzotti – che uscirà assieme a Planet Horror di Robert Rodriguez, sotto il titolo Grindhouse. Il nome è la filosofia del festival sono gli stessi: due film di (scarsa?) qualità al prezzo di uno. Tarantino e Rodriguez, d’altro canto, avevano già lavorato assieme ne Dal tramonto all’alba, dove il primo era attore e il secondo regista. Difficile dire dove si ferma la finzione e dove comincia la realtà, per l’avventore del ristorante sul Sunset Boulevard. “Stavo guardando La forza della morte in un cinema su Hollywood Boulevard – racconta Tarantino – gangster di bande rivali si sparavano per le strade di Los Angeles. Era una sorta di Scarface: si ammazzavano tutti. Bene, fuori dal cinema due gangster stavano passeggiando per la strada: una macchina si ferma, escono le pistole e i due vengono ammazzati! Proprio di fronte alla sala dove stavo!” “Avevo 16 anni – dice Quentin, sorseggiando la sua tazza di sake – e quel giorno è stato uno dei momenti più fantastici della mia vita”.
Matteo Bosco Bortolaso
---
(pubblicato su e Polis il 4 marzo 2007)

martedì, marzo 06, 2007


CASA BIANCA IN UN CLICK

Click. Ecco il successore di George W. Bush. A decidere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti saranno gli internauti, perché il web è diventato il nuovo agone politico degli aspiranti inquilini della Casa Bianca. Le televisioni? Contano, ma fino ad un certo punto. I giornali? Arthur Sulzberger, editore del New York Times, dice che il quotidiano cartaceo non esisterà più: meglio puntare sull’online. Il vento è cambiato, non soffia più sul reale, ma sul virtuale. La gente parla via chat, si scambia email, scrive e legge blog. E anche i candidati per la corsa alle presidenziali del 2008 diventano personaggi telematici che interagiscono con gli elettori attraverso il web. I due principali protagonisti democratici della corsa alla Casa Bianca, il nero Barack Obama e la moglie dell’ex presidente Bill Clinton, Hillary, si sono già attrezzati: hanno aperto pagine personali sui siti My Space e Facebook, che consentono di stringere amicizie virtuali con la web generation. I candidati usano pure YouTube, lo stesso sito dove i giovani mettono video in cui cantano, ballano, e talvolta si picchiano, creando scandali e accorate richieste di chiusura.
Lanciando i loro videomessaggi online, i candidati bypassano i tradizionali media e hanno maggior controllo della loro immagine. Il New York Sun ha analizzato il primo filmato di Hillary. Il massiccio orologio al polso? Simbolo di potere. La giacca rossa? Presidenziale. La collana? Ambigua: potrebbe essere una croce cristiana come no, mentre la fede al dito, naturalmente, dimostra fedeltà, anche se in questo caso le ironie si sprecherebbero. La splendida lampada a forma di cane, infine, trasmette la serenità borghese della famiglia Clinton, pronta a (ri)diventare presidenziale, come d’altro canto è già accaduto per i Bush.
Quella verso la Casa Bianca è una corsa ostacoli, invece, per Barack Obama: il Kennedy nero è ossessionato dal suo passato, raccontato nel libro autobiografico Dreams from my father. La sindrome delle verità nascoste che affiorano da cassett dimenticati non è una novità per chi ambisce alla Casa Bianca. Su vuoi fare il presidente degli Stati Uniti, prepararti a non avere più una vita privata: passata, presente o futura. Basta pensare al caso Lewinsky o alle scorse presidenziali, quando circolò una fotografia del candidato democratico John Kerry assieme all’attrice Jane Fonda, in una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Obama ha un rapporto conflittuale con passato: prima la candida ammissione, nell’autobiografia, di aver sniffato cocaina, poi le polemiche sui primi passi in politica. Obama racconta che la svolta arrivò a 24 anni, con l’esperienza di organizzatore civico ad Alfgeld Garden, un complesso di case popolari abitate soprattutto da neri, infestato dall’amianto. Il senatore scrive che lì poteva “trovare i diseredati e arrivare a loro nome nei posti di comando”. Ma Hazel Johnson, un residente del complesso che aveva lavorato con Obama, dice che “il fatto che lo abbia scritto non lo rende per forza vero”. E il deputato di Chicago Bobby Rush sostiene che fu proprio Johnson assieme ad un giornale dell'epoca, il Chicago Reporter – e non il giovane Barack – ad aprire l'inchiesta. “Johnson meritava almeno una citazione” dice il senatore di Chicago. La replica di Obama? “Nel libro ho rivelato di me molto più di quanto abbiano fatto altri candidati”.
Un’altro democratico amante del web è John Edwards, che ha aperto un quartier generale per le elezioni nella comunità virtuale di Second Life, l'universo parallelo nato come un gioco nel 2003, frequentato ormai di tre milioni e mezzo di navigatori. Nella “seconda vita” virtuale ci si può creare una vita parallela a quella reale, senza il fastidioso intervento delle tre Parche: mangiare, dormire, comprare beni, intrattenere amicizie, amori e nemici...tutto senza i vincoli delle mortali spoglie. La comunità virtuale è talmente vitale che le aziende (reali) hanno aperto filiali (virtuali). Ed Edwards è è il primo candidato con un centro elettorale in Second Life, anche se in realtà è opera di un suo simpatizzante, Jerimee Richir, che ha una seconda vita come Jose Rote. Nella sede virtuale si possono trovare magliette, cartelloni e brochure del senatore del North Carolina. Ma Internet può essere un’arma a doppio taglio. Edwards ha un interessante sito con foto di famiglia in apertura, ma l'anno scorso si è visto bruciare la candidatura perché i tecnici stavano facendo le prove generali. Come se non bastasse, due blogger che scrivevano sulle sue pagine lo hanno messo in imbarazzo per i loro interventi e, dopo furiosi attacchi da parte dei conservatori, si sono dimesse.
A preoccupare gli aspiranti presidenti non sono solo i fantasmi del passato, ma anche i diversi spettri che si aggirano per l’Iraq. Anche se non bisogna tralasciare la politica di Washington, è difficile che Baghdad non diventi nodo focale delle prossime elezioni. Obama e la Clinton sostengono entrambi il ritiro delle truppe. Ma Hillary ha sempre avuto un rapporto burrascoso con i pacifisti americani. La senatrice non vuole ammettere di aver sbagliato a votare per la guerra nell’ottobre 2002. “Se la cosa più importante per voi è scegliere chi votò contro la guerra o chi oggi fa il mea culpa, allora scegliete un altro candidato” ha detto Hillary, inseguita dai fantasmi del passato.
Chiude i ritratti democratici il “terzista” Joe Biden, un avvocato di Wilmington, in Delaware, che guida la commissione per le relazioni internazionali del Senato e propone una terza via per “far tornare a casa le truppe senza lasciare il caos dietro di noi”. Di famiglia irlandese e cattolica, Biden ha avuto una terribile tragedia in famiglia: la prima moglie e la piccola figlia morirono in un incidente stradale, poco dopo la sua prima elezione al Congresso. Gli altri due figli sopravvissero e il neosenatore, per mantenere famiglia e carriera, si vide costretto a fare tutti i giorni il pendolare, trascorrendo ogni giorno un’ora sul treno Wilmington-Washington (e ritorno). Come se non bastasse, è stato colpito da un aneurisma cerebrale che gli ha impedito di lavorare al Senato per sette mesi.
A differenza dei Democratici, i Repubblicani sono meno disinvolti nell’usare le nuove tecnologie. John McCain, per esempio, influente senatore che può vantare l’appoggio di molti lobbisti, riceve soltanto 31 punti su 100 nella “classifica tecnologica” in un sondaggio dell’anno scorso. Il suo programma per fermare la pedopornografia telematica, inoltre, ha suscitato diversi dubbi tra gli internauti. “La nostra democrazia non è in vendita” scandisce il settantenne senatore dal suo sito, seguito da una marcia militare. Il veterano McCain, che ha sfiorato più volte la morte, è stato seviziato dai vietcong, che lo infilzavano a piedi ed inguine nella prigione di Hoa Lo, tristemente conosciuta con il sarcastico soprannome di Hanoi Hilton, dove rimase cinque anni e mezzo. McCain sarebbe il più vecchio presidente a prendere possesso dell'ufficio ovale alla Casa Bianca e viene definito un maverick, un anticonformista che non ha paura a dire la sua: si è sempre mostrato preoccupato per il riscaldamento globale, tematica che non ha mai interessato più di tanto Bush, tranne che di recente. E, sempre di controcanto, si è opposto al prelievo di petrolio dall'Arctic National Wildlife Refuge, che potrebbe distruggere le risorse naturali dell’Alaska.
Meno carismatica è la figura di un altro repubblicano, Willard Romney, ex governatore del Massachusetts. Studente all’università di Stanford e membro della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, Mitt, questo il suo soprannome, è stato a capo della Bain, azienda che controlla il gigante della cartoleria Staple’s, la catena di pizzerie di fast food Domino's e Burger King e quella dei giocattoli Toys’R Us. È stato l'organizzatore delle olimpiadi invernali a Salt Lake City, macchiate da accuse di corruzione che non tarderanno ad essere ripescate da qualche polveroso cassetto, al momento giusto.
Altro anticonformista di rito repubblicano è l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Un duro, questo si sa. Il sindaco della tolleranza zero e dell’11 settembre. Lo scorso marzo, quando è andato all'Oklahoma State University, Giuliani ha preteso un bimotore con due piloti i cui dati dovevano essere resi noti con un anticipo di una settimana per poter fare tutti i controlli del caso. Le richieste dell’ex primo cittadino newyorchese, però, si sono fatte via via più ingombranti e difficili da gestire: albergo con terrazza, jet privato, foto senza flash, rimborsi a cinque zeri per 45 minuti di discorso, due SUV, per sè e per i bagagli, ad ogni trasferta. Da Internet piovono le critiche: il sito Smoking Gun, la pistola fumante, ha cercato di sbertucciarlo rendendo pubblico un contratto per una sua apparizione pubblica. Ma Giuliani è un duro e, in un’America che non ha ancora rimarginato la ferita dell'11 settembre, alla domanda repubblicana su “chi vorreste come presidente in un caso di assoluta emergenza?”, pochi risponderebbero diversamente da Rudy. Il quale si fa piegare da criminali metropolitani e terroristi internazionali, ma a casa è proprio un tenerone. “Ho sempre amato gli uomini machi – dice la terza moglie di Giuliani – e Rudy è una delle persone più scaltre del pianeta, ma è anche un vero sentimentalone: guardiamo assieme Sleepless in Seattle con Tom Hanks e Meg Ryan”. E il bacio di Rudy con Judith è degno dello scatto parigino di Robert Doisneau. Duro, tenerone, comunque sa scherzare: si è travestito da donna per il Saturday Night Live e il miliardario Donald Trump ha immerso il suo volto nei finti seni dell'ex sindaco. Un momento storico per la televisione trash americana. E una verità nascosta del passato che potrebbe essere fatale tanto quanto la cocaina di Obama. Gli internauti democratici queste cose le sanno e hanno messo il video di Trump e Giuliani su YouTube, dove è tra i più cliccati. Ecco il nuovo presidente degli Stati Uniti. Click.
Matteo Bosco Bortolaso
---
(pubblicato sui quotidiani e Polis il 4 marzo 2007)



quando si viaggiava da Padova a Perugia (senza passare per New York)