domenica, dicembre 16, 2007

Il diario di Ilaria/2
Little Italy soffoca sotto China Town

Non è rimasta che una strada a ricordare ciò che era Little Italy anni fa. Una strada bianca rossa e verde con tanti ristoranti che di italiano, ormai, hanno solo il nome, dove si servono fettuccini e zucchini, dove i cuochi sono messicani e al posto del parmigiano ti servono il cheddar sulla pasta scotta. Tutto intorno negozi di cianfrusaglie cinesi con le insegne dei ristoranti italiani non ancora smantellate, segno che lì ce n’era uno. I cinesi sono arrivati e hanno comprato tutto. Little Italy tra qualche anno sparirà per lasciare il posto ad un enorme bazar.


A NY ti senti prigioniera dei palazzi, del cemento, dell’acciaio che, circondandoti, ti leva il respiro, costringendoti a guardare in alto un cielo discretamente chiaro e piccolo, un buco di cielo quadrato in genere, o comunque geometricamente tagliato. Ho pensato che, in fin dei conti, la foresta del profondo nord gabonese non mi aveva regalato una sensazione diversa: quel soffocare tra gli alberi fitti, nell’intrecciarsi solidale dei rami, ugualmente m’aveva impedito di vedere il cielo nella sua ampiezza, tagliandomelo a spicchi tra le rare pause della vegetazione.

Mi chiedo chi mai possa emergere a NY. Quale artista possa farsi conoscere, quale negoziante vendere i propri prodotti, quale ragazza essere notata per il suo abbigliamento o la sua bellezza, quale colore dominare. Concludo che bisogna essere o estremamente fortunati o esageratamente diversi. Bisogna essere i più bravi dei più bravi, i più belli dei più belli, i più originali fra gli originali.

Il giochetto che funziona per ogni città è il cosa c’è e cosa non c’è. A NY la seconda versione non funziona. Infatti c’è di tutto. È possibile trovare un esemplare di ogni cosa, di ogni copia o originale, di ogni razza umana o animale, di ogni oggetto, casa, abito.
Falso.
Non ci sono edifici più vecchi della metà del 1800, non ci sono chiese barocche né templi indiani. Ma c’è di sicuro una copia di tutto. Di Venezia in miniatura, di Caravaggio, di Notre Dame. Questo grazie ad una smania-paranoia americana del copiare e grazie all’invasione dei cinesi che sanno copiare contraffare di tutto: dai passaporti alle borse di Fendi. Ci sono tuttavia i quartieri dove forse sopravvive ancora un’amina d’immigrati. Ci sono le comunità, ispanica, italiana, araba, cinese, irlandese, caraibica, africana.

Nessun commento: