sabato, febbraio 10, 2007


FATE L'AMORE, NON FATE LA GUERRA

mi scuso per il titolo alla Alberoni, forse è meglio un più secco:
PERMESSO NON ACCORDATO

Niente da fare. Il permesso per i due soldatini della foresteria non è stato accordato. Nessuna missione a Pasqua. Da via XX settembre fanno sapere che in Libano non si va. Nemmeno il Kyberpass, la porta verso Kabul, è aperta. Troppo freddo, troppa neve. Un valico invalicabile. I nostri due eroi devono rimanere a bocca asciutta. Si può solo tornare in Kosovo, oppure nella vicina Bosnia. Altri "teatri operativi" non sono aperti ai giornalisti embedded.

La notizia raffredda gli animi del militaresco Zazzera, già pronto ad imbracciare la telecamera come se fosse un RPG. Anche i ferventi spirti del giovane Bortolaso, pronto a prendere il primo volo New York-Beirut così come Fabrizio Dongo cavalcava il suo destrierio verso la battaglia di Waterloo, deve arrendersi all'evidenza: la guerra, a Pasqua, non s'ha da fare.

E così Matteo l'americano si deve accontentare dei racconti del suo amico, Omar il libanese, che prenderà sì un volo per Beirut, per tornare nella sua città, sconvolta dalla guerra, passando prima per l'inquietante Damasco, che tante ombre allunga verso il Paese.
L'alternativa potrebbe essere un volo New York-Tel Aviv, con scalo tecnico per raccogliere il suo amico Herbert, con il quale ha una condiviso per un breve capitolo della sua vita (giusto una cinquantina di pagine) pulsioni verso le donne di Ponte Felcino - pulsioni lettararie, s'intende...come non citare, a sproposito, la dantesca Beatrice?

Il nostro English Man in New York, lui che era così illuminista, razionale e kantiano da credere sempre che la legge morale è dentro di te e le stelle sopra di te, si vede costretto a chiedere al cielo le risposte per l'incerto futuro. E gli astri(lunari) ripondono come sempre sibillini e ambigui:

Avete dovuto interrompere sul nascere
il progetto di spedizione alla ricerca dell’Eden,
richiamati all’ovile
dall’amore materno
e da responsabilità
verso la famiglia di
origine.
Benché il viaggio sia solo rinviato,
valutate se non sia il
caso, però,
di continuare a godersi per un po’
i più prosaici
paradisi garantiti da Giove.

Ebbene, il compagno Zazzera e Matteo l'americano non partiranno. Almeno, non nel breve periodo almeno. Il primo rimane all'accademia degli ufficiali, dove, citiamo un testo crociano, "l'istruttore sottufficiale continua a seviziare i cadetti, ma sarà il primo a salutare con il 'signorsì' alla fine del duro biennio".

(A questo proposito sono sicuro che la mia conterranea, che come i cinesi aspetta il cadavere del nemico dall'altra sponda del fiume, sono sicuro che apprezzerà i toni locali di un film in realtà d'oltreoceano che racconta di un ufficiale e gentiluomo. Mi scuso per la crudezza dei termini, ma ogni ricerca antropologica che si rispetti deve evitare moralismi e censure.)

Il nostro aspirante generale, dicevamo, resta piegato sulle traduzioni dall'inglese, ma sarebbe pronto a gareggiare con Andrea Nativi nel trivio da caserma e nella battuta sapida da compagno di branda.

E il nostro romantico corrispondente? Rimane lì dove le decisioni vengono prese, ma non dove vengono vissute. Entrambi, insomma, novelli Buzzati che, mentre faceva i turni di notte in via Solferino, immaginava la fortezza Bastiani e i Tartari che non arrivavano mai. Eppure alla fine i Tartari arrivarono. Ma pare che non lo faranno a Pasqua.

Come non seguire il vecchio detto, quindi:
"fate l'amore e non fate la guerra"?

O generale Zazzera, dietro la collina di villa Orintia...

Generale dietro alla collina,
ci sta la notte crucca ed assassina
e in mezzo al prato c'è una contadina,
curva sul tramonto, sembra una bambina
di cinquant'anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale dietro la stazione,
lo vedi il treno che portava al sole
non fa più fermate neanche per pisciare
si va dritti a casa senza più pensare
che la guerra e' bella anche se fa male
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l'amore,
l'amore dalle infermiere.

Generale la guerra è finita
il nemico è scappato, è vinto, è battuto
dietro la collina non c'è più nessuno
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare buoni da seccare
da farci il sugo quando viene Natale
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale queste cinque stelle
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore
di questo treno che è mezzo vuoto
e mezzo pieno e va veloce
verso il ritorno, tra due minuti
è quasi giorno, è quasi casa,
è quasi amore.

NOVITA'
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