mercoledì, febbraio 07, 2007


UN'ITALIANA ALLA CORTE DI REDFORD


Un amore diverso, poco ortodosso. Ma ben lontano da estremismi, stupri e sesso tra uomini e animali. Si può trovare anche questo al Sundance, il festival del cinema indipendente, l’altro pulpito rispetto agli Oscar del prossimo 25 febbraio. È Expired, film che Hollywood Reporter, vangelo dell’industria cinematografica americana insieme alla rivista Variety, definisce “una toccante e improbabile commedia lontana dalle copertine patinate, tutta cuore e cervelli, pronta a parlare della forza di una donna e di bellezza interiore”. Oltre al contenuto, stupisce anche la firma della pellicola, diretta dell’italiana Cecilia Miniucchi, poco conosciuta in patria. La regista arrivò negli Usa con una borsa in letteratura ad Harvard, quindi passò all’American Film Institute, per un corso di regia. Ha realizzato molti documentari, spaziando dallo scrittore maledetto Charles Bukowski al regista controcorrente Robert Altman. Grande emozione, naturalmente, quando è stata chiamata al festival di Park City, nello Utah, alla corte di Robert Redford.
Miniucchi, lei è italiana o americana?
“Mi divido. Sto un pò qui un pò lì. È un bel dilemma, però almeno mi ritrovo ad essere cittadina del mondo, che non è male”.
Ci spiega la trama del suo film?
“Claire (interpretata da Samantha Morton) è una pizzardona: fa le contravvenzioni alle macchine che rimangono parcheggiate più del consentito. La donna vive con la madre, muta e vittima di un ictus (Teri Garr, che veste pure i panni della zia di Claire). Nella pellicola si intrecciano le relazioni della protagonista con la madre, la zia, la vicina di casa e con un altro pizzardone, Jay, col quale nasce un amore inaspettato”.
Che cosa voleva raccontare?
“Due personaggi che vogliono amare ed essere amati, la cui storia è molto poco ortodossa, diversa da ciò che ci si aspetta di vedere sugli schermi cinematografici. Entrambi cambiano: uno cresce, l’altro diventa più gentile. Il messagio è questo: non rinchiudersi nelle proprie tane, meglio vivere, amare, soffrire”.
Come è nata l’idea?
“Osservando i pizzardoni che vivono dietro casa mia, nelle strade di Santa Monica, studiando come la gente li tratta. Volevo raccontarli”.
Quali sono state le reazioni degli spettatori?
“A Salt Lake City ci sono state tante risate, alcuni pianti. È una bella soddisfazione”.
Ha conosciuto Robert Redford? Che tipo è?
“L’ho incontrato al famoso brunch (una via di mezzo tra breakfast e lunch ndr) del Sundance Village, aperto soltanto a registi e attori. È ancora un uomo bellissimo, interessantissimo, generosissimo, che ha scelto di continuare a donare qualcosa al pubblico”.
Cosa pensa delle nomination agli Oscar?
“Sono tutti ottimi film. Si stanno affermando pellicole realizzate fuori dal sistema hollywoodiano. È positivo, perché apre gli orizzonti. E poi sono bei film”.
Dei film del Sundance, invece, si è parlato soprattutto per i contenuti forti: i rapporti sessuali tra un uomo e uno stallone arabo in Zoo, lo stupro della tredicenne Dakota Fanning in Hound Dog...
“No! Ma chi ha messo in giro queste voci? In Italia sono sempre i soliti…”

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